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3 le compagne denunciate dall’avvocato Antonio Valentini

LA SOLIDARIETA’ TRA DONNE NON SI TOCCA!
Il 12 febbraio 2012, Rosa venne stuprata fuori da una discoteca a Pizzoli da Francesco Tuccia, uno dei militari dell’operazione “strade sicure” e lasciata agonizzante in una pozza di sangue nel parcheggio a quattordici gradi sotto zero. Scatta la denuncia e parte il processo, Antonio Valentini, un “noto avvocato locale”, assume la difesa dello stupratore Tuccia e la gioca tutta sul dimostrare il consenso di lei.
Tra il  2016 e il 2017, tre femministe sono state denunciate per concorso in diffamazione aggravata nei confronti dell’avvocato Antonio  Valentini , difensore del militare stupratore Tuccia; per aver diffuso la lettera allegata, si sono viste  perquisire le case e sequestrare  tutto il materiale informatico.
Perché questa denuncia?
Perché vogliono spezzare la rete di solidarietà tra donne contro la violenza sessuale dei maschi. E questo nei secoli, dai tempi delle streghe, con torture, uccisioni, donne bruciate vive, ieri come oggi, perché la forza delle donne fa paura, mette in discussione un sistema fondato sullo stupro. La “giustizia” è degli uomini, fatta dagli uomini e non potrà mai difendere le donne, che per questo sistema patriarcale devono solo essere “vittime”.
La pratica dell’autodifesa femminista è una forma di autodeterminazione delle donne per reagire alla violenza di una società patriarcale. Con l’autodifesa femminista rifiutiamo la parte della “vittima”e lottiamo contro un carnefice socialmente determinato che ci vuole impaurite e sole. Ci riprendiamo con gli artigli lo spazio di consapevolezza individuale e collettivo che ci viene negato, l’autodifesa è una costruzione di reti solidali tra donne e lesbiche da cui gli uomini sono esclusi, non vogliamo delegare ai maschi né la nostra difesa né la nostra rappresentazione. Nominare la violenza, urlare il nome dello stupratore, impedire che il suo avvocato metta piede nella Casa Internazionale delle Donne di Roma è una pratica di reazione alla violenza e solidarietà fra donne che rivendichiamo e ci rende forti e libere dalla paura.  Non permetteremo a nessuno di zittirci, né con le minacce, né con le denunce! Continueremo a denunciare pubblicamente, in piazza, tutte le violenze commesse da questo Stato patriarcale, la normalizzazione della presenza dell’esercito nelle strade,  il linguaggio sessista usato dagli avvocati difensori degli stupratori, le intimidazioni nei confronti dell’avvocata di “Rosa”, della ragazza e delle donne solidali.
E se ci denunciate tutte … scenderemo in piazza ancora più numerose!
BUSSEREMO ALLE LORO PORTE E URLEREMO ANCORA PIU’ FORTE CHE FRANCESCO TUCCIA E’ UNO STUPRATORE E ANTONIO VALENTINI    IL SUO DIFENSORE!

Amazora autodifesa femminista e lesbica a Bologna

La lettera incriminata

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8 marzo: a Bologna sciopero anche contro Antonio Valentini

Scendiamo in piazza per fermare la violenza patriarcale alimentata da questo sistema capitalista e razzista che sta mettendo in atto una guerra contro tutte le donne e le lesbiche del mondo.

Scendiamo in piazza contro questo sistema i cui governanti corrotti proteggono le reti organizzate che riducono in schiavitù sessuale attraverso la tratta, donne e bambine/i che vengono rapite, trasportate, comprate, vendute e costrette alla prostituzione per soddisfare i piaceri dei maschi. Quest’industria mafiosa, seguendo i dettami capitalisti del libero mercato ed approfittando della povertà e della mancanza di accesso all’educazione, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, ogni anno riduce in schiave sessuali 4 milioni di donne, di cui 1,8 milioni sono bambine che non superano gli 11 anni. Il 97% della prostituzione globale è tratta quindi se i maschi di ogni parte del mondo non andassero in cerca di sesso a pagamento, non si arriverebbe a rinchiudere, stuprare e schiavizzare milioni di donne e bambini.

Scioperiamo contro un sistema misogino che ci attacca, quando non ci uccide o ci incarcera se ci ribelliamo alla violenza maschile; che sta dalla parte dell’avvocato Antonio Valentini  difensore del militare stupratore Francesco Tuccia invece che dalla parte delle tre compagne femministe denunciate perché solidali con “Rosa” la ragazza brutalmente violentata a L’Aquila.

Contro un sistema che ci sfrutta pagandoci il 30% in meno, con lavori sempre più precari e soprattutto nell’ambito della cura alle persone; non retribuendo il lavoro domestico.

Manifestiamo  a fianco delle donne kurde e delle femministe turche che resistono continuando a combattere per una rivoluzione femminista totale contro i patriarchi turchi e il fascismo nazionalista dell’AKP (il partito di Erdogan)
A fianco delle donne che difendono la terra e le sue risorse naturali.
A fianco delle recluse che resistono nei Cie e nelle carceri, vogliamo la libertà di movimento per tutte le donne del mondo che nella maggior parte dei casi scappano dalla violenza o sono sotto tratta, e pretendiamo la libertà per chi si è ribellata al marito violento.
Mai più schiave di una mentalità maschilista che relega le donne a ruoli subalterni, lottiamo insieme per la nostra liberazione, senza delegare ai maschi la nostra protezione,
rivendichiamo il separatismo come pratica femminista di autodeterminazione e autodifesa
Non produciamo, non consumiamo, non riproduciamo…LOTTIAMO unite contro il patriarcato

Assemblea di femministe e lesbiche di Bologna in continuità col movimento di liberazione delle donne dalle streghe ad oggi 

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La solidarietà tra donne non si tocca!!

LA SOLIDARIETA’ TRA DONNE NON SI TOCCA!

A maggio ed a settembre 2016, due femministe sono state denunciate per diffamazione aggravata nei confronti dell’avvocato Antonio Valentini , difensore del militare stupratore Tuccia; per aver diffuso la lettera allegata, si sono viste perquisire le case e sequestrare tutto il materiale informatico.

Perché questa denuncia?

Perché vogliono spezzare la rete di solidarietà tra donne contro la violenza sessuale dei maschi. E questo nei secoli, dai tempi delle streghe, con torture, uccisioni, donne bruciate vive, ieri come oggi, perché la forza delle donne fa paura, mette in discussione un sistema fondato sullo stupro. La “giustizia” è degli uomini, fatta dagli uomini e non potrà mai difendere le donne, che per questo sistema patriarcale devono solo essere “vittime”.

La pratica dell’autodifesa femminista è una forma di autodeterminazione delle donne per reagire alla violenza di una società patriarcale. Con l’autodifesa femminista rifiutiamo la parte della “vittima”e lottiamo

contro un carnefice socialmente determinato che ci vuole impaurite e sole. Ci riprendiamo con gli artigli lo spazio di

consapevolezza individuale e collettivo che ci viene negato, l’autodifesa è una costruzione di reti solidali tra donne e lesbiche da cui gli uomini sono esclusi, non vogliamo delegare ai maschi né la nostra difesa né la nostra rappresentazione.
Nominare la violenza, urlare il nome dello stupratore, impedire che il suo avvocato metta piede nella Casa Internazionale delle Donne di Roma è una pratica di reazione alla violenza e solidarietà fra donne che rivendichiamo e ci rende forti e libere dalla paura.

Non permetteremo a nessuno di zittirci, né con le minacce, né con le denunce!
Continueremo a denunciare pubblicamente, in piazza, tutte le violenze commesse da questo Stato patriarcale, la normalizzazione della presenza dell’esercito nelle strade, il linguaggio sessista usato dagli avvocati difensori degli stupratori, le intimidazioni nei confronti dell’avvocata di “Rosa”, della ragazza e delle donne solidali.

E se ci denunciate tutte … scenderemo in piazza ancora più numerose!

Per questo invitiamo tutte a scendere in piazza con noi il 18 di novembre alle 10 a L’Aquila davanti al Tribunale in via XX settembre.

BUSSEREMO ALLE LORO PORTE E URLEREMO ANCORA PIU’ FORTE CHE FRANCESCO TUCCIA E’ UNO STUPRATORE E ANTONIO VALENTINI IL SUO DIFENSORE!

Il 25 novembre aderiamo e diffondiamo lo sciopero delle donne contro la violenza maschile a Roma alle 9.30 a Piazza Montecitorio.

E Il 26 novembre saremo a Roma coi nostri contenuti, cercate lo striscione dell’autodifesa.

Compagne dell’autodifesa femminista e lesbica sparse per l’Itali

 

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il 18 novembre alle 10 torneremo all’Aquila

presidio_aquila_18_nov

Se toccano una, toccano tutte!

Due donne della rete di solidarietà femminista sono state denunciate dal noto avvocato di un efferato stupratore per aver diffuso una lettera in cui si denunciava la condotta processuale del penalista, tutta tesa a insinuare che la vittima fosse consenziente e in cui si diceva che alla Casa internazionale delle donne di Roma, presso cui l’avvocato era stato invitato a un convegno, maschi del genere era meglio non entrassero.

Lo stupro, il processo, le denunce sono avvenute a L’Aquila ed è per questo che vogliamo tornarci in tante il 18 novembre, con un presidio davanti al tribunale, per ripetere che se toccano una, toccano tutte!

È il 12 febbraio del 2012 quando Rosa si trova con una sua amica in una discoteca a Pizzoli. È sabato sera e a L’Aquila fa molto freddo. Nella discoteca non ci sono tante persone se non quei militari che il terremoto ha portato là per l’operazione “strade sicure”. Verso le 4 del mattino Rosa verrà ritrovata in mezzo alla neve, con una temperatura sotto lo zero, mezza nuda, sanguinante e in stato di non coscienza. Altri cinque minuti e sarebbe morta. Quello che Rosa ricorderà sarà solo che si trovava al guardaroba a parlare con la sua amica. Si risveglierà poi in sala operatoria. Lo stupro è evidente e anche la brutalità con la quale è stato commesso. Il militare del 33° reggimento artiglieria Aqui dell’Aquila Francesco Tuccia, difeso dagli avvocati Antonio Valentini e Alberico Villani, sarà l’unico indagato e condannato per i fatti.
Quello che è avvenuto in seguito allo stupro di Pizzoli in termini di mancato soccorso alla donna, conduzione delle indagini, istruzione del processo, condotta del dibattimento processuale e racconto mediatico, ha svelato ancora una volta che a dominare nella nostra società è una evidente cultura di complicità e legittimazione dello stupro, della violenza maschile sulle donne.

La solidarietà femminista ha fatto sì che l’esperienza di quell’osceno processo non passasse inosservata, attirando così ostilità nei nostri confronti.

Un’ostilità che si è fatta rabbiosa quando nel novembre del 2015 abbiamo impedito che proprio l’avvocato Antonio Valentini partecipasse a un convegno, organizzato dall’associazione Ilaria Rambaldi Onlus di Lanciano, presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma, un luogo simbolico per la libertà e integrità delle donne.
In seguito alla campagna con cui abbiamo etichettato l’avvocato Valentini come “indesiderato”, due donne della rete femminista di solidarietà, sono state denunciate per diffamazione aggravata, perquisite, private delle proprie apparecchiature elettroniche di uso quotidiano (cellulari, computer, tablet) per aver diffuso una mail che ribadiva l’atteggiamento provocatorio e sprezzante del difensore di Tuccia nei confronti di Rosa, dove si ricostruiva il clima morboso e pesante di un agghiacciante processo per stupro e si attribuiva allo Stato stesso la responsabilità di quello stupro, per le politiche emergenziali e di militarizzazione del territorio aquilano in seguito al terremoto.

Torneremo quindi a L’Aquila il 18 Novembre alle 10 con un presidio davanti al tribunale in via XX settembre per ripetere in tante che se toccano una toccano tutte !

Invitiamo tutte a un’assemblea il 5 Novembre a CaseMatte (viale Collemaggio, L’Aquila) dalle ore 17 per confrontarci e preparare insieme il presidio.

per info e per firmare la mail incriminata vai qui

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Sullo stupro non contate sul nostro silenzio!

Due donne sono state denunciate dal noto avvocato di un efferato stupratore per aver diffuso una lettera in cui si diceva esattamente questo: che era l’avvocato di uno stupratore e che era meglio che alla Casa Internazionale delle Donne di Roma non entrasse.

FIRMA ANCHE TU LA LETTERA che ha dato tanto fastidio, perché non siano più le donne a essere imputate nei processi per stupro.

Vai sul link dei commenti in basso e inserisci la tua firma

I FATTI

E’ il 12 febbraio 2012, all’Aquila fa freddo e c’è la neve, nonostante sia passato più di un anno dal terremoto la città è ancora distrutta e presidiata dai militari. Quella sera Rosa viene stuprata fuori da una discoteca a Pizzoli da Francesco Tuccia, uno dei militari dell’operazione “strade sicure” e lasciata ferita e agonizzante nel parcheggio a quattordici gradi sotto zero. Scatta la denuncia e parte il processo, Antonio Valentini, un noto avvocato locale, assume la difesa dello stupratore Tuccia e la gioca tutta sul dimostrare il consenso di lei. Intorno a Rosa si mobilitano centinaia di donne che la sostengono dentro e fuori dal tribunale e che quando l’avvocato Valentini nell’arringa pronuncia le parole “reciproco consenso” per protesta escono tutte insieme dall’aula. Tuccia verrà condannato in tutti i gradi di processo.

13 Novembre 2015, l’avvocato Antonio Valentini viene invitato a parlare al convegno “Verso la cassazione” sulla commissione Grandi Rischi organizzato da un’associazione di Chieti presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma. La cosa non passa inosservata, il nome viene riconosciuto e in molte segnalano la presenza dell’avvocato dello stupratore Tuccia in un luogo dedicato alla politica delle donne. La Casa Internazionale delle Donne scrive una lettera pubblica in cui dichiara che non sarà consentito all’avvocato Valentini l’ingresso alla Casa. Il convegno si svolge regolarmente nell’assenza dell’avvocato Valentini.

18 maggio 2016, in seguito alla denuncia per diffamazione aggravata sporta dall’avvocato Valentini, il pm de L’Aquila firma un ordine di sequestro del computer, pad e cellulare di una donna di Roma che ha diffuso in una chat di facebook una lettera arrivata da L’Aquila e indirizzata alle donne di Roma e alla Casa Internazionale. Il 13 settembre viene sequestrato il computer ad un’altra compagna dell’Aquila, accusata di essere l’autrice della lettera che riportiamo qui sotto, che vi invitiamo a leggere e a firmare, per diventarne tutte idealmente autrici, perché non dice nulla che non diremmo e che non dovrebbero dire tutte e tutti.

Vi invitiamo a firmare perché gli avvocati che difendono gli stupratori cercando di dimostrare che le vittime sono le colpevoli rafforzano e perpetuano una cultura dello stupro per cui “ce la siamo cercata”, “portavamo i jeans” , “lo volevamo”, “abbiamo provocato”, “ci piaceva”, “eravamo in minigonna” ,“eravamo sole”, e il processo si trasforma in una nuova inaudita violenza.

QUESTA LA LETTERA “INCRIMINATA” 

“Alla Casa internazionale delle donne
Premetto che sono un’aquilana terremotata e che ho perso persone, luoghi e ricordi a me tanto cari con il terremoto.

Quel che è successo a L’Aquila nel 2009 e oltre non lo dimentico.
Non dimentico la violenza e la militarizzazione con cui lo stato ha cercato di nascondere le sue responsabilità, sorvegliare i terremotati e reprimere chi osava lottare
Non dimentico lo sciacallaggio di comitati politico-affaristico-mafiosi sulla pelle degli sfollati.
Non dimentico le iene che ridevano, ma neanche gli sciacalli che piangevano e dietro quelle lacrime affilavano i coltelli.

La prima volta che ho visto e sentito l’avvocato Valentini fu quando, in un’assemblea al tendone di piazza duomo ribadì quanto scritto sui giornali e cioè che avrebbe assistito gratis tutti gli aquilani terremotati.
Pensai fosse un uomo coraggioso, ma poi ho capito che non era coraggio quello, ma solo un esercizio di potere. Fatto sta che l’avvocato Valentini, con quella mossa, ha acquisito molta popolarità e forse alle amministrative del 2017, se si presenterà, porterà a casa ben più di quel 3,7% che raccolse con “lega italica per L’Aquila” nel 2002.

No, non dimentico quel che è successo a L’Aquila nel 2009 e oltre.
Circa 70.000 militari arrivati da tutta Italia a sorvegliare neanche 35.000 sfollati nelle tendopoli. Erano loro i padroni del territorio, non gli aquilani terremotati.

Quando in una sala stracolma di gente arrivò Bertolaso, fui sola a contestarlo, circa metà sala si rivolse allora contro di me e mi mandarono le guardie: “fatela tacere!” esclamavano.
Erano loro i padroni del territorio, non gli aquilani terremotati

No non dimentico quel che è successo a L’Aquila nel 2009 e oltre.
Quando la notte del 12 febbraio 2012, in una discoteca di Pizzoli (AQ), una giovane donna di 20 anni, “Rosa”, fu stuprata e ridotta in fin di vita da un militare, Tuccia, in compagnia di 2 altri commilitoni del 33° reggimento artiglieria “Acqui”.
Sono loro i padroni del territorio e alcuni sono anche aquilani.

Gli aquilani fanno numero all’Aquila, ma non tutti hanno lo stesso peso. Ora l’avvocato Valentini, che è “amico” di tutti, doveva correggere il tiro e conquistare quelli più potenti, quelli del braccio armato dello Stato. Così si offrì di difendere gratuitamente lo stupratore avellinese Francesco Tuccia.

Alle prime udienze per stupro, le compagne, le donne arrivate da tutta Italia percepirono netta la sensazione che a L’Aquila il militare stupratore si trovava in un ambiente amico
Sono loro i padroni del territorio e molti sono aquilani.

Ricordo che in aula, alla seconda udienza, l’avvocato Valentini, che è amico di tutti, avvicinò il testimone che salvò Rosa da morte certa per offrirgli una “dritta” per una buona occasione di lavoro lontano da L’Aquila.

Ricordo le minacce di stampo mafioso e fascista indirizzate all’avvocata di “Rosa”, Simona Giannangeli: “Ti passerà la voglia di difendere le donne […] Stai attenta e guardati sempre le spalle, da questo momento questo posto non è più sicuro per te”.

Ricordo nettamente la sensazione appiccicosa di schifo e violenza, esercitati sulla mia pelle di donna, alle parole dell’avvocato Valentini: “Tra i due ragazzi vi fu consenso esplicito. La pratica del fisting presuppone una particolare posizione della donna, assolutamente incompatibile con le modeste ecchimosi refertate sulla ragazza e soprattutto con il fatto che aveva, sebbene scesi, i pantaloni addosso”.

Modeste ecchimosi le lacerazioni all’apparato digerente e genitale di Rosa! “Solo” 48 punti per ricostruire le parti interne lese!
Ricordo che uscimmo in massa dall’aula, disgustate e indignate per la violenza che l’intervento dell’avvocato “amico di tutti” evocava.
E ricordo anche che una volta c’era a Roma una casa internazionale delle donne

Uno spazio di tutte le donne, contro la violenza di genere, dove ti sentivi veramente al sicuro e la sorellanza non era retorica o ipocrisia, la sentivi sulla pelle come una carezza, la stringevi nella mano, come qualcosa di prezioso, qualcosa per cui valga la pena “entrare nel merito dei convegni che si ospitano” perché CI RIGUARDA TUTTE l’efferatezza e la viltà degli uomini che in una notte di febbraio hanno massacrato il corpo e la vita di una donna lasciata sulla neve a morire.

***
E’ chiaro che l’ingresso di un tale individuo in un posto così è un insulto, una minaccia a tutte le donne e una provocazione: perché proprio alla casa internazionale delle donne?
Mi ci gioco le ovaie se l’idea non è stata proprio sua, dell’avvocato “amico di tutti”

CI RIGUARDA TUTTE
FIRMA E DIFFONDI
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We Stand in Solidarity with Italian Feminists!

On 12 February 2012, a woman was raped in Aquila, Italy, by Francesco Tuccia a military man. When two women of the feminist solidarity network distributed a letter condemning Tuccia’s (who was held guilty of all charges) lawyer, the latter filed a defamation complaint following which Aquila’s prosecutor signed an order of sequestration of the computer, I-pad and the mobile phone of one of the women. On November 18, at 10 am there is a call for a protest of solidarity outside the court of Aquila in solidarity with the women and their letter. Nazra for Feminist Studies invites feminists around the world to stand in solidarity with our sisters in Italy, through reading the facts and the letter in question below, and signing the petition written by the Italian feminist group ‘’Feminist Comrade in Italy’.

Italian feminists struggle against rape, rapists, and their lawyers, should be feminists’ struggle everywhere!

Narra Egypt

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Le trasmissioni del Mfla di radiondarossa

Nel link tutte le trasmissioni e le corrispondenze che Il martedì autogestito da femministe e lesbiche di radiondarossa ha trasmesso.

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Rassegna stampa web

Stupro Pizzoli: “Se parli ti diffamo” – Il capoluogo – 7 giugno 2016

7 anni e 8 mesi in cassazione al militare Tuccia – News Town – 9 gennaio 2015

La cassazione condanna Tuccia – Lettera43 – 9 gennaio 2015

Francesco Tuccia merita l’ergastolo”, parla la ragazza stuprata – Abruzzo web – 7 dicembre 2013

Tuccia è a piede libero e lavora in una a cooperativa – Irpinia24 – 30 ottobre 2013 (video) – La puntata de La7 citata non si trova più sul sito

Tuccia condannato torna al lavoro – Abruzzoweb – 7 agosto 2013

Pizzoli: il giudice censura anche gli amici di Tuccia – 2 maggio 2013

Minacce all’avvocata Giannangeli – Abruzzoweb – 4 febbraio 2013

La sentenza contro Francesco Tuccia – Youtube – 31 gennaio 2013 (video)

“Sto male” ha detto il giovane prima dell’arrivo dei giudici – PrimaDaNoi – 31 gennaio 2013

Il giudice Grieco condanna Tuccia a otto anni – Abruzzo24h tv – 31 gennaio 2013 (video)

Rosa in aula: “Questa storia è un incubo” – Abruzzo24h tv – 10 gennaio 2013

Inizia il processo, le donne assediano il Tribunale – Abruzzo24htv – 18 ottobre 2012 (video)

A chi l’ha visto parla Rosa – Abruzzo24h – 14 giugno 2012

Tuccia ai domiciliari “scappo dall’Italia” – Abruzzoweb – 9 giugno 2012

Domenica5 parla l’avvocato di Tuccia, Villani, in studio fischi – 4 marzo 2012 (video)

Dimessa Rosa dall’ospedale San salvatore – 1 marzo 2012

La difesa: “E’ stato atto consenziente” – Abruzzo tv – 28 febbraio 2012

Stupro Pizzoli, Tuccia interrogato dal Gip – Abruzzo24h tv – 28 febbraio 2012 (video)

“Non c’è dubbio è stato Tuccia” – Abruzzoweb – 24 febbraio 2012

 

 

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Toccano una, toccano tutte! Liberiamoci insieme dalla violenza contro le donne

donne-cono-rosaE’ il 12 febbraio del 2012 quando Rosa si trova con una sua amica in una discoteca a Pizzoli.

E’ sabato sera e a L’Aquila fa molto freddo. Nella discoteca non ci sono tante persone se non quei militari che il terremoto ha portato là per l’ Operazione strade sicure.

Verso le 4:00 di mattina Rosa verrà ritrovata in mezzo alla neve, con una temperatura sotto zero, sanguinante e in stato di non coscienza. Altri cinque minuti e sarebbe morta. Almeno tre i militari direttamente responsabili della violenza.

L’8 gennaio 2015 alla Corte Suprema di Cassazione si svolgerà l’ultima tappa del processo per lo stupro avvenuto quel 12 febbraio. L’unico imputato su tre responsabili, Francesco Tuccia (Michele Schiavone e Stefano Buccella, gli altri due), dopo esser stato condannato colpevole, sta prestando servizio di ambulanza in Campania.

Un processo che la dice lunga sull’ipocrisia e sulla violenza caratteristiche di qualsiasi  processo per stupro, nei quali è la donna a ritrovarsi colpevolizzata e ridicolizzata; dove il Pronto Soccorso dell’ospedale cerca di nascondere la violenza efferata prescrivendo solo 20 giorni di prognosi ad una ragazza in fin di vita; dove nelle arringhe dell’avvocato difensore diventa legittimo stuprare una ragazza da parte di un gruppo di uomini in divisa; dove il sistema legislativo e giudiziario mostra la non volontà della ricostruzione dei fatti accaduti in quella discoteca a Pizzoli, poiché il piano legale non può rischiare di contraddire la cultura dello stupro che lo regge. Una cultura imbevuta della violenza maschile sulle donne che permea la nostra società ed è l’arma con la quale esercitano il controllo su di noi.

Tante le reti di complicità e omissioni che si sono preoccupate di imbastire una storia di menzogne e giustificazione. Una storia nella quale il potere militare-politico è così forte che non ha più bisogno della retorica della mela marcia, dove si addossa la colpa al solo singolo e non all’intero sistema,  poiché a L’Aquila, come in tutti i territori militarizzati, gli uomini in divisa fanno del corpo delle donne un territorio di conquista e i limiti del diritto, di cosa sia o meno legittimo saltano. Ma quello che sperimentano nei territori militarizzati diventa sempre più strumento di ordinaria amministrazione dei contesti cosiddetti civili.

Nei tribunali, nelle questure, per strada e in famiglia, lo Stato e la Legge si impegnano a cancellare la voce delle donne che nominano e reagiscono alla violenza. La Legge non potrà mai corrispondere alle nostre esigenze perché essa si preoccupa di difendere e perpetuare,  la cultura dello stupro.

Tutto questo risulta evidente anche dall’ultimo decreto antifemminicidio. Un “Piano di azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere” che fa rientrare il contrasto alla violenza di genere in un pacchetto in cui la donna è dichiarata come “soggetto debole” da tutelare persino da se stessa, togliendole anche il diritto di autodeterminazione, laddove le impedisce di revocare la querela anche nel caso sia fatta da altri e non dalla donna che ha subito la violenza. Purtroppo di straordinario nella violenza maschile contro le donne c’è ben poco, non è un’emergenza in quanto è un dato strutturale della nostra società che non può essere affrontato con misure straordinarie.

Rispondiamo a tutto questo con la solidarietà tra donne, a fianco di Rosa, di tutte quelle che in diverse forme  rompono il silenzio e che spesso per questo sono esposte  alla vendetta e alla violenza del sistema giudiziario e mediatico.

Affinché la fatica di raccontare i nostri vissuti e smascherare la violenza che subiamo sia compensata dalla forza che viene dalla consapevolezza e dalle nostre reazioni per combatterla.

Affinché la nostra voce si possa sentire nel rumore e nella confusione prodotti dalla cultura dello stupro.

Affinché  questo rumore confuso non ci impedisca di reagire insieme aldilà della denuncia legale!

8 gennaio ore 10 (puntuali) Piazza Cavour 

davanti alla Corte Suprema di Cassazione

 

Compagne femministe e lesbiche

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Comunicati dal resto d’Italia

valle
Dalla procura dell’Aquila continua la caccia alle streghe con la persecuzione delle donne che non tacciono
– Tgmaddalena – 3 ottobre 2016

Stupro dell’Aquila quello che i giornali non dicono –  Sciopero’ non basta – 10 dicembre 2013

“C’è stato un rapporto consenziente” l’avvocato di Tuccia, Villani parla in tv – Fuori genere – 13 marzo 2012

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