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7 gennaio pranzo di solidarietà. Si parte e di torna insieme

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Il 22 gennaio alle ore 9 inizia il processo per diffamazione nei confronti di 3 donne

Si va e si torna insieme

Prima avvennero lo stupro e le violenze, poi l’ignobile processo e infine la denuncia a quante avevano sostenuto la donna sopravvissuta.

Lo stupro e le violenze:
È il 12 febbraio del 2012 quando Rosa si trova con una sua amica in una discoteca a Pizzoli (L’Aquila). Nella discoteca non ci sono tante persone se non quei militari che il terremoto ha portato là per l’operazione “strade sicure”. Verso le 4 del mattino Rosa verrà ritrovata in mezzo alla neve, con una temperatura sotto lo zero, mezza nuda, sanguinante e in stato di non coscienza. Altri cinque minuti e sarebbe morta. Quello che Rosa ricorderà sarà solo che si trovava al guardaroba a parlare con la sua amica. Si risveglierà poi in sala operatoria. Lo stupro è evidente e anche la brutalità con la quale è stato commesso. Il militare del 33° reggimento artiglieria Aqui de l’Aquila, Francesco Tuccia, difeso dagli avvocati Antonio Valentini e Alberico Villani, sarà l’unico indagato e condannato per i fatti.

Il processo:
Da quando la violenza sessuale è entrata nei codici penali, tra Sette e Ottocento, i processi per stupro sono stati processi alle donne che li denunciavano, di cui si cercava di dimostrare il consenso o la provocazione distruggendone la reputazione, le intenzioni, la vita, discutendo chi frequentavano, come si vestivano, a che ora uscivano e con quanta forza si erano opposte. I movimenti delle donne negli ultimi cinquant’anni hanno fatto di quello che succedeva nelle aule dei tribunali uno dei terreni-chiave nella campagna contro la violenza. Si richiedeva, e lo si continua a fare, da una parte che le donne che denunciano e scelgono di intraprendere la via del processo penale non debbano essere sottoposte a processi di vittimizzazione ulteriore, vale a dire di colpevolizzazione, ritenute parzialmente o interamente responsabili di ciò che è accaduto loro; dall’altra che si riconosca che la condotta assunta in aula dagli avvocati che difendono gli stupratori e dai giudici che sostengono simili impianti è di natura politica, e in quanto tale implica una responsabilità individuale. Un avvocato che sceglie di difendere uno stupratore e insinua, come avvenuto in questo processo e come diversi avvocati hanno fatto nel corso della storia dei processi per stupro, che la donna fosse consenziente e avesse provato piacere durante le violenze compie una scelta precisa, niente affatto neutra o tecnica, figlia della stessa cultura dello stupro che dovrebbero processare.

Al processo di Rosa, come tante altre volte è successo in passato, hanno partecipato molte donne e femministe da tutta Italia, per sostenerla e per vigilare sull’andamento del processo.

La denuncia:
Nel novembre 2015 l’avvocato Valentini è invitato ad un convegno, organizzato dall’associazione Ilaria Rambaldi Onlus di Lanciano, presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma, un luogo simbolico per la libertà delle donne.

Molte donne si mobilitano e alla fine la Casa delle donne di Roma segnala all’organizzazione del convegno che l’avvocato Valentini non può varcare quella soglia, perché indesiderato. Ma l’avvocato Valentini non ci sta e denuncia per diffamazione tre donne, colpevoli di avere diffuso una lettera di una aquilana in cui si cercava di spiegare alle donne romane chi fosse l’avvocato Valentini (ciriguardatutte.noblogs.org).

La posta in gioco:
A sembrarci grave non è la denuncia di per sé. A sembrarci grave è che un avvocato di uno stupratore che ha impostato il processo colpevolizzando la sopravvissuta, possa pensare che due anni dopo può impunemente varcare come ospite d’onore la soglia di una Casa delle donne; la cosa che ci sembra grave è che rifiutato, si senta nella posizione di forza e di diritto di intentare lui un processo contro tre donne; la cosa che ci sembra più grave è che uomini del genere invece di vergognarsi, nascondersi, defilarsi, continuino ad occupare la scena pubblica e a condizionare la vita delle donne.

Questa vicenda, lo abbiamo detto dall’inizio, ha un valore simbolico che non si può trascurare.

Vogliamo che diventi l’occasione per evidenziare cosa sono i processi per stupro, la responsabilità politica e individuale di chi partecipa al teatro della giustizia e chi colpisce le reti di solidarietà femminista.

Si va e si torna insieme abbiamo intitolato questo scritto.Alludendo al fatto che insieme siamo state al processo contro gli stupratori di Rosa e insieme ritorneremo a L’Aquila nel processo che coinvolgerà tre di noi per diffamazione. Il riferimento, però, è anche alla necessità di riprendere in mano, per le vecchie e nuove generazioni di donne, pratiche e strategie di autodifesa: in discoteca, nei centri sociali, per strada, ad una festa, si va e si torna insieme, ci si guarda le spalle e ci si protegge l’una con l’altra.

 Appuntamento per tutte il 22 gennaio 2018 ore 9 presso il Tribunale dell’Aquila.

Assemblea Romana Ci Riguarda Tutte

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Torino: perquisizioni per delle scritte

Venerdì notte il pm Rinaudo di Torino ha ordinato perquisizioni e sequestro di cellulari e pc di alcuni esponenti della Federazione Anarchica torinese partecipanti alla rete Non Una di Meno, per le scritte comparse un mese fa davanti al Tribunale di Torino contro la giudice Diamante Minucci e sulla sede della Croce Rossa contro Massimo Raccuia.
L’accusa è di imbrattamento e diffamazione.

Non ci interessa chi abbia fatto quello scritte, ma ciò che ci preme in questa vicenda è puntare l’attenzione sull’assurdità di un’operazione repressiva volta a punire e criminalizzare chi ha scritto sui muri ciò che di fatto abbiamo, non solo pensato, ma anche gridato in molte e molti nelle piazze l’indomani della sentenza.
Massimo Raccuia è uno stupratore e la Giudice Diamante Minucci ha difeso, protetto e assolto uno stupratore.
Non è diffamazione, è la verità.

Una verità che non è stata stabilita e fissata nelle aule di un tribunale, ma la verità che ha cercato in tutti i modi di raccontare Laura: l’unica verità che per noi conta e ha valore.
Evidentemente i giudici e i tribunali di questo paese sono considerati intoccabili come se fossero portatori di verità assolute e inconfutabili. Non possono essere criticati e messi in discussione, pena la denuncia di diffamazione, la stessa che rischia di dover affrontare Laura dal momento che ha accusato di stupro un uomo che il tribunale ha decretato essere innocente.

La Giudice Diamante Minucci, a capo della prima sezione penale del Tribunale di Torino, non deve aver gradito il clamore delle piazze e delle manifestazioni che l’hanno individuata come responsabile non solo di una sentenza assurda, ma di un giudizio inaccettabile su una donna che ha subito violenza.
Raccuia è stato assolto perchè Laura non ha urlato, non si è fatta massacrare di botte, non aveva segni visibili sul corpo delle violenze subite. Come se la reazione possa misurare la veridicità della violenza agita. Non è solo il buon senso a suggerircelo, ma anche l’esperienza diretta di qualunque donna abbia subito violenza: non tutte le donne reagiscono allo stesso modo di fronte a una violenza.
Ma per la giudice Diamante Minucci non sono bastati il buon senso e l’esperienza diretta della donna.
Laura non ha urlato, non ha reagito come avrebbe dovuto, quindi era consenziente. Come se il consenso si misurasse in decibel o sempre e comunque attraverso comportamenti manifesti.

Non è la prima volta che una donna che ha subito violenza al momento del giudizio nel confronti dello stupratore si ritrova giudicata e da parte lesa diventa imputata lei stessa. Sentenze che, assolvendo gli stupratori, non soltanto violano la donna una seconda volta, ma la mettono pure nella condizione di doversi difendere, di vedere la propria vita scandagliata, peggio, di dover subire diagnosi psichiatriche volte a screditarla, come se si fosse inventata tutto o se la fosse in qualche modo cercata.

Poiché la casta degli intoccabili è stata criticata e attaccata, la questura si è mobilitata in sua difesa, arrivando a perquisire, denunciare e sequestrare materiali per due banali scritte sui muri.

Come NonUnaDiMeno, il 12 aprile abbiamo organizzato presidi e azioni davanti ai tribunali di diverse città in solidarietà a Laura e per denunciare la violenza che le donne subiscono durante i processi per stupro, che spesso le vedono diventare imputate a loro volta.

Di nuovo vogliamo ribadire che la solidarietà non si processa e che se toccano una toccano tutte!!!
Esprimiamo tutta la nostra solidarietà alle compagne e ai compagni coinvolti nell’indagine della questura torinese, che insieme a noi hanno manifestato per le vie della città e fuori dal tribunale la nostra solidarietà a Laura e la nostra indignazione nei confronti della sentenza della Giudice Minucci.

 

NON UNA DI MENO TORINO

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3 le compagne denunciate dall’avvocato Antonio Valentini

LA SOLIDARIETA’ TRA DONNE NON SI TOCCA!
Il 12 febbraio 2012, Rosa venne stuprata fuori da una discoteca a Pizzoli da Francesco Tuccia, uno dei militari dell’operazione “strade sicure” e lasciata agonizzante in una pozza di sangue nel parcheggio a quattordici gradi sotto zero. Scatta la denuncia e parte il processo, Antonio Valentini, un “noto avvocato locale”, assume la difesa dello stupratore Tuccia e la gioca tutta sul dimostrare il consenso di lei.
Tra il  2016 e il 2017, tre femministe sono state denunciate per concorso in diffamazione aggravata nei confronti dell’avvocato Antonio  Valentini , difensore del militare stupratore Tuccia; per aver diffuso la lettera allegata, si sono viste  perquisire le case e sequestrare  tutto il materiale informatico.
Perché questa denuncia?
Perché vogliono spezzare la rete di solidarietà tra donne contro la violenza sessuale dei maschi. E questo nei secoli, dai tempi delle streghe, con torture, uccisioni, donne bruciate vive, ieri come oggi, perché la forza delle donne fa paura, mette in discussione un sistema fondato sullo stupro. La “giustizia” è degli uomini, fatta dagli uomini e non potrà mai difendere le donne, che per questo sistema patriarcale devono solo essere “vittime”.
La pratica dell’autodifesa femminista è una forma di autodeterminazione delle donne per reagire alla violenza di una società patriarcale. Con l’autodifesa femminista rifiutiamo la parte della “vittima”e lottiamo contro un carnefice socialmente determinato che ci vuole impaurite e sole. Ci riprendiamo con gli artigli lo spazio di consapevolezza individuale e collettivo che ci viene negato, l’autodifesa è una costruzione di reti solidali tra donne e lesbiche da cui gli uomini sono esclusi, non vogliamo delegare ai maschi né la nostra difesa né la nostra rappresentazione. Nominare la violenza, urlare il nome dello stupratore, impedire che il suo avvocato metta piede nella Casa Internazionale delle Donne di Roma è una pratica di reazione alla violenza e solidarietà fra donne che rivendichiamo e ci rende forti e libere dalla paura.  Non permetteremo a nessuno di zittirci, né con le minacce, né con le denunce! Continueremo a denunciare pubblicamente, in piazza, tutte le violenze commesse da questo Stato patriarcale, la normalizzazione della presenza dell’esercito nelle strade,  il linguaggio sessista usato dagli avvocati difensori degli stupratori, le intimidazioni nei confronti dell’avvocata di “Rosa”, della ragazza e delle donne solidali.
E se ci denunciate tutte … scenderemo in piazza ancora più numerose!
BUSSEREMO ALLE LORO PORTE E URLEREMO ANCORA PIU’ FORTE CHE FRANCESCO TUCCIA E’ UNO STUPRATORE E ANTONIO VALENTINI    IL SUO DIFENSORE!

Amazora autodifesa femminista e lesbica a Bologna

La lettera incriminata

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8 marzo: a Bologna sciopero anche contro Antonio Valentini

Scendiamo in piazza per fermare la violenza patriarcale alimentata da questo sistema capitalista e razzista che sta mettendo in atto una guerra contro tutte le donne e le lesbiche del mondo.

Scendiamo in piazza contro questo sistema i cui governanti corrotti proteggono le reti organizzate che riducono in schiavitù sessuale attraverso la tratta, donne e bambine/i che vengono rapite, trasportate, comprate, vendute e costrette alla prostituzione per soddisfare i piaceri dei maschi. Quest’industria mafiosa, seguendo i dettami capitalisti del libero mercato ed approfittando della povertà e della mancanza di accesso all’educazione, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, ogni anno riduce in schiave sessuali 4 milioni di donne, di cui 1,8 milioni sono bambine che non superano gli 11 anni. Il 97% della prostituzione globale è tratta quindi se i maschi di ogni parte del mondo non andassero in cerca di sesso a pagamento, non si arriverebbe a rinchiudere, stuprare e schiavizzare milioni di donne e bambini.

Scioperiamo contro un sistema misogino che ci attacca, quando non ci uccide o ci incarcera se ci ribelliamo alla violenza maschile; che sta dalla parte dell’avvocato Antonio Valentini  difensore del militare stupratore Francesco Tuccia invece che dalla parte delle tre compagne femministe denunciate perché solidali con “Rosa” la ragazza brutalmente violentata a L’Aquila.

Contro un sistema che ci sfrutta pagandoci il 30% in meno, con lavori sempre più precari e soprattutto nell’ambito della cura alle persone; non retribuendo il lavoro domestico.

Manifestiamo  a fianco delle donne kurde e delle femministe turche che resistono continuando a combattere per una rivoluzione femminista totale contro i patriarchi turchi e il fascismo nazionalista dell’AKP (il partito di Erdogan)
A fianco delle donne che difendono la terra e le sue risorse naturali.
A fianco delle recluse che resistono nei Cie e nelle carceri, vogliamo la libertà di movimento per tutte le donne del mondo che nella maggior parte dei casi scappano dalla violenza o sono sotto tratta, e pretendiamo la libertà per chi si è ribellata al marito violento.
Mai più schiave di una mentalità maschilista che relega le donne a ruoli subalterni, lottiamo insieme per la nostra liberazione, senza delegare ai maschi la nostra protezione,
rivendichiamo il separatismo come pratica femminista di autodeterminazione e autodifesa
Non produciamo, non consumiamo, non riproduciamo…LOTTIAMO unite contro il patriarcato

Assemblea di femministe e lesbiche di Bologna in continuità col movimento di liberazione delle donne dalle streghe ad oggi 

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La solidarietà tra donne non si tocca!!

LA SOLIDARIETA’ TRA DONNE NON SI TOCCA!

A maggio ed a settembre 2016, due femministe sono state denunciate per diffamazione aggravata nei confronti dell’avvocato Antonio Valentini , difensore del militare stupratore Tuccia; per aver diffuso la lettera allegata, si sono viste perquisire le case e sequestrare tutto il materiale informatico.

Perché questa denuncia?

Perché vogliono spezzare la rete di solidarietà tra donne contro la violenza sessuale dei maschi. E questo nei secoli, dai tempi delle streghe, con torture, uccisioni, donne bruciate vive, ieri come oggi, perché la forza delle donne fa paura, mette in discussione un sistema fondato sullo stupro. La “giustizia” è degli uomini, fatta dagli uomini e non potrà mai difendere le donne, che per questo sistema patriarcale devono solo essere “vittime”.

La pratica dell’autodifesa femminista è una forma di autodeterminazione delle donne per reagire alla violenza di una società patriarcale. Con l’autodifesa femminista rifiutiamo la parte della “vittima”e lottiamo

contro un carnefice socialmente determinato che ci vuole impaurite e sole. Ci riprendiamo con gli artigli lo spazio di

consapevolezza individuale e collettivo che ci viene negato, l’autodifesa è una costruzione di reti solidali tra donne e lesbiche da cui gli uomini sono esclusi, non vogliamo delegare ai maschi né la nostra difesa né la nostra rappresentazione.
Nominare la violenza, urlare il nome dello stupratore, impedire che il suo avvocato metta piede nella Casa Internazionale delle Donne di Roma è una pratica di reazione alla violenza e solidarietà fra donne che rivendichiamo e ci rende forti e libere dalla paura.

Non permetteremo a nessuno di zittirci, né con le minacce, né con le denunce!
Continueremo a denunciare pubblicamente, in piazza, tutte le violenze commesse da questo Stato patriarcale, la normalizzazione della presenza dell’esercito nelle strade, il linguaggio sessista usato dagli avvocati difensori degli stupratori, le intimidazioni nei confronti dell’avvocata di “Rosa”, della ragazza e delle donne solidali.

E se ci denunciate tutte … scenderemo in piazza ancora più numerose!

Per questo invitiamo tutte a scendere in piazza con noi il 18 di novembre alle 10 a L’Aquila davanti al Tribunale in via XX settembre.

BUSSEREMO ALLE LORO PORTE E URLEREMO ANCORA PIU’ FORTE CHE FRANCESCO TUCCIA E’ UNO STUPRATORE E ANTONIO VALENTINI IL SUO DIFENSORE!

Il 25 novembre aderiamo e diffondiamo lo sciopero delle donne contro la violenza maschile a Roma alle 9.30 a Piazza Montecitorio.

E Il 26 novembre saremo a Roma coi nostri contenuti, cercate lo striscione dell’autodifesa.

Compagne dell’autodifesa femminista e lesbica sparse per l’Itali

 

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il 18 novembre alle 10 torneremo all’Aquila

presidio_aquila_18_nov

Se toccano una, toccano tutte!

Due donne della rete di solidarietà femminista sono state denunciate dal noto avvocato di un efferato stupratore per aver diffuso una lettera in cui si denunciava la condotta processuale del penalista, tutta tesa a insinuare che la vittima fosse consenziente e in cui si diceva che alla Casa internazionale delle donne di Roma, presso cui l’avvocato era stato invitato a un convegno, maschi del genere era meglio non entrassero.

Lo stupro, il processo, le denunce sono avvenute a L’Aquila ed è per questo che vogliamo tornarci in tante il 18 novembre, con un presidio davanti al tribunale, per ripetere che se toccano una, toccano tutte!

È il 12 febbraio del 2012 quando Rosa si trova con una sua amica in una discoteca a Pizzoli. È sabato sera e a L’Aquila fa molto freddo. Nella discoteca non ci sono tante persone se non quei militari che il terremoto ha portato là per l’operazione “strade sicure”. Verso le 4 del mattino Rosa verrà ritrovata in mezzo alla neve, con una temperatura sotto lo zero, mezza nuda, sanguinante e in stato di non coscienza. Altri cinque minuti e sarebbe morta. Quello che Rosa ricorderà sarà solo che si trovava al guardaroba a parlare con la sua amica. Si risveglierà poi in sala operatoria. Lo stupro è evidente e anche la brutalità con la quale è stato commesso. Il militare del 33° reggimento artiglieria Aqui dell’Aquila Francesco Tuccia, difeso dagli avvocati Antonio Valentini e Alberico Villani, sarà l’unico indagato e condannato per i fatti.
Quello che è avvenuto in seguito allo stupro di Pizzoli in termini di mancato soccorso alla donna, conduzione delle indagini, istruzione del processo, condotta del dibattimento processuale e racconto mediatico, ha svelato ancora una volta che a dominare nella nostra società è una evidente cultura di complicità e legittimazione dello stupro, della violenza maschile sulle donne.

La solidarietà femminista ha fatto sì che l’esperienza di quell’osceno processo non passasse inosservata, attirando così ostilità nei nostri confronti.

Un’ostilità che si è fatta rabbiosa quando nel novembre del 2015 abbiamo impedito che proprio l’avvocato Antonio Valentini partecipasse a un convegno, organizzato dall’associazione Ilaria Rambaldi Onlus di Lanciano, presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma, un luogo simbolico per la libertà e integrità delle donne.
In seguito alla campagna con cui abbiamo etichettato l’avvocato Valentini come “indesiderato”, due donne della rete femminista di solidarietà, sono state denunciate per diffamazione aggravata, perquisite, private delle proprie apparecchiature elettroniche di uso quotidiano (cellulari, computer, tablet) per aver diffuso una mail che ribadiva l’atteggiamento provocatorio e sprezzante del difensore di Tuccia nei confronti di Rosa, dove si ricostruiva il clima morboso e pesante di un agghiacciante processo per stupro e si attribuiva allo Stato stesso la responsabilità di quello stupro, per le politiche emergenziali e di militarizzazione del territorio aquilano in seguito al terremoto.

Torneremo quindi a L’Aquila il 18 Novembre alle 10 con un presidio davanti al tribunale in via XX settembre per ripetere in tante che se toccano una toccano tutte !

Invitiamo tutte a un’assemblea il 5 Novembre a CaseMatte (viale Collemaggio, L’Aquila) dalle ore 17 per confrontarci e preparare insieme il presidio.

per info e per firmare la mail incriminata vai qui

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Sullo stupro non contate sul nostro silenzio!

Due donne sono state denunciate dal noto avvocato di un efferato stupratore per aver diffuso una lettera in cui si diceva esattamente questo: che era l’avvocato di uno stupratore e che era meglio che alla Casa Internazionale delle Donne di Roma non entrasse.

FIRMA ANCHE TU LA LETTERA che ha dato tanto fastidio, perché non siano più le donne a essere imputate nei processi per stupro.

Vai sul link dei commenti in basso e inserisci la tua firma

I FATTI

E’ il 12 febbraio 2012, all’Aquila fa freddo e c’è la neve, nonostante sia passato più di un anno dal terremoto la città è ancora distrutta e presidiata dai militari. Quella sera Rosa viene stuprata fuori da una discoteca a Pizzoli da Francesco Tuccia, uno dei militari dell’operazione “strade sicure” e lasciata ferita e agonizzante nel parcheggio a quattordici gradi sotto zero. Scatta la denuncia e parte il processo, Antonio Valentini, un noto avvocato locale, assume la difesa dello stupratore Tuccia e la gioca tutta sul dimostrare il consenso di lei. Intorno a Rosa si mobilitano centinaia di donne che la sostengono dentro e fuori dal tribunale e che quando l’avvocato Valentini nell’arringa pronuncia le parole “reciproco consenso” per protesta escono tutte insieme dall’aula. Tuccia verrà condannato in tutti i gradi di processo.

13 Novembre 2015, l’avvocato Antonio Valentini viene invitato a parlare al convegno “Verso la cassazione” sulla commissione Grandi Rischi organizzato da un’associazione di Chieti presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma. La cosa non passa inosservata, il nome viene riconosciuto e in molte segnalano la presenza dell’avvocato dello stupratore Tuccia in un luogo dedicato alla politica delle donne. La Casa Internazionale delle Donne scrive una lettera pubblica in cui dichiara che non sarà consentito all’avvocato Valentini l’ingresso alla Casa. Il convegno si svolge regolarmente nell’assenza dell’avvocato Valentini.

18 maggio 2016, in seguito alla denuncia per diffamazione aggravata sporta dall’avvocato Valentini, il pm de L’Aquila firma un ordine di sequestro del computer, pad e cellulare di una donna di Roma che ha diffuso in una chat di facebook una lettera arrivata da L’Aquila e indirizzata alle donne di Roma e alla Casa Internazionale. Il 13 settembre viene sequestrato il computer ad un’altra compagna dell’Aquila, accusata di essere l’autrice della lettera che riportiamo qui sotto, che vi invitiamo a leggere e a firmare, per diventarne tutte idealmente autrici, perché non dice nulla che non diremmo e che non dovrebbero dire tutte e tutti.

Vi invitiamo a firmare perché gli avvocati che difendono gli stupratori cercando di dimostrare che le vittime sono le colpevoli rafforzano e perpetuano una cultura dello stupro per cui “ce la siamo cercata”, “portavamo i jeans” , “lo volevamo”, “abbiamo provocato”, “ci piaceva”, “eravamo in minigonna” ,“eravamo sole”, e il processo si trasforma in una nuova inaudita violenza.

QUESTA LA LETTERA “INCRIMINATA” 

“Alla Casa internazionale delle donne
Premetto che sono un’aquilana terremotata e che ho perso persone, luoghi e ricordi a me tanto cari con il terremoto.

Quel che è successo a L’Aquila nel 2009 e oltre non lo dimentico.
Non dimentico la violenza e la militarizzazione con cui lo stato ha cercato di nascondere le sue responsabilità, sorvegliare i terremotati e reprimere chi osava lottare
Non dimentico lo sciacallaggio di comitati politico-affaristico-mafiosi sulla pelle degli sfollati.
Non dimentico le iene che ridevano, ma neanche gli sciacalli che piangevano e dietro quelle lacrime affilavano i coltelli.

La prima volta che ho visto e sentito l’avvocato Valentini fu quando, in un’assemblea al tendone di piazza duomo ribadì quanto scritto sui giornali e cioè che avrebbe assistito gratis tutti gli aquilani terremotati.
Pensai fosse un uomo coraggioso, ma poi ho capito che non era coraggio quello, ma solo un esercizio di potere. Fatto sta che l’avvocato Valentini, con quella mossa, ha acquisito molta popolarità e forse alle amministrative del 2017, se si presenterà, porterà a casa ben più di quel 3,7% che raccolse con “lega italica per L’Aquila” nel 2002.

No, non dimentico quel che è successo a L’Aquila nel 2009 e oltre.
Circa 70.000 militari arrivati da tutta Italia a sorvegliare neanche 35.000 sfollati nelle tendopoli. Erano loro i padroni del territorio, non gli aquilani terremotati.

Quando in una sala stracolma di gente arrivò Bertolaso, fui sola a contestarlo, circa metà sala si rivolse allora contro di me e mi mandarono le guardie: “fatela tacere!” esclamavano.
Erano loro i padroni del territorio, non gli aquilani terremotati

No non dimentico quel che è successo a L’Aquila nel 2009 e oltre.
Quando la notte del 12 febbraio 2012, in una discoteca di Pizzoli (AQ), una giovane donna di 20 anni, “Rosa”, fu stuprata e ridotta in fin di vita da un militare, Tuccia, in compagnia di 2 altri commilitoni del 33° reggimento artiglieria “Acqui”.
Sono loro i padroni del territorio e alcuni sono anche aquilani.

Gli aquilani fanno numero all’Aquila, ma non tutti hanno lo stesso peso. Ora l’avvocato Valentini, che è “amico” di tutti, doveva correggere il tiro e conquistare quelli più potenti, quelli del braccio armato dello Stato. Così si offrì di difendere gratuitamente lo stupratore avellinese Francesco Tuccia.

Alle prime udienze per stupro, le compagne, le donne arrivate da tutta Italia percepirono netta la sensazione che a L’Aquila il militare stupratore si trovava in un ambiente amico
Sono loro i padroni del territorio e molti sono aquilani.

Ricordo che in aula, alla seconda udienza, l’avvocato Valentini, che è amico di tutti, avvicinò il testimone che salvò Rosa da morte certa per offrirgli una “dritta” per una buona occasione di lavoro lontano da L’Aquila.

Ricordo le minacce di stampo mafioso e fascista indirizzate all’avvocata di “Rosa”, Simona Giannangeli: “Ti passerà la voglia di difendere le donne […] Stai attenta e guardati sempre le spalle, da questo momento questo posto non è più sicuro per te”.

Ricordo nettamente la sensazione appiccicosa di schifo e violenza, esercitati sulla mia pelle di donna, alle parole dell’avvocato Valentini: “Tra i due ragazzi vi fu consenso esplicito. La pratica del fisting presuppone una particolare posizione della donna, assolutamente incompatibile con le modeste ecchimosi refertate sulla ragazza e soprattutto con il fatto che aveva, sebbene scesi, i pantaloni addosso”.

Modeste ecchimosi le lacerazioni all’apparato digerente e genitale di Rosa! “Solo” 48 punti per ricostruire le parti interne lese!
Ricordo che uscimmo in massa dall’aula, disgustate e indignate per la violenza che l’intervento dell’avvocato “amico di tutti” evocava.
E ricordo anche che una volta c’era a Roma una casa internazionale delle donne

Uno spazio di tutte le donne, contro la violenza di genere, dove ti sentivi veramente al sicuro e la sorellanza non era retorica o ipocrisia, la sentivi sulla pelle come una carezza, la stringevi nella mano, come qualcosa di prezioso, qualcosa per cui valga la pena “entrare nel merito dei convegni che si ospitano” perché CI RIGUARDA TUTTE l’efferatezza e la viltà degli uomini che in una notte di febbraio hanno massacrato il corpo e la vita di una donna lasciata sulla neve a morire.

***
E’ chiaro che l’ingresso di un tale individuo in un posto così è un insulto, una minaccia a tutte le donne e una provocazione: perché proprio alla casa internazionale delle donne?
Mi ci gioco le ovaie se l’idea non è stata proprio sua, dell’avvocato “amico di tutti”

CI RIGUARDA TUTTE
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We Stand in Solidarity with Italian Feminists!

On 12 February 2012, a woman was raped in Aquila, Italy, by Francesco Tuccia a military man. When two women of the feminist solidarity network distributed a letter condemning Tuccia’s (who was held guilty of all charges) lawyer, the latter filed a defamation complaint following which Aquila’s prosecutor signed an order of sequestration of the computer, I-pad and the mobile phone of one of the women. On November 18, at 10 am there is a call for a protest of solidarity outside the court of Aquila in solidarity with the women and their letter. Nazra for Feminist Studies invites feminists around the world to stand in solidarity with our sisters in Italy, through reading the facts and the letter in question below, and signing the petition written by the Italian feminist group ‘’Feminist Comrade in Italy’.

Italian feminists struggle against rape, rapists, and their lawyers, should be feminists’ struggle everywhere!

Narra Egypt

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AbruzzoWeb: Stupro L’Aquila: tensione tra legali Tuccia e papà ragazza

abruzzoweb del 6 dicembre 2013

 

STUPRO L’AQUILA: TENSIONE TRA LEGALI TUCCIA E PAPA’ RAGAZZA, ORA L’ATTESA

L’AQUILA – È prevista per la serata la sentenza d’appello per l’ex militare campano di stanza nel capoluogo Francesco Tuccia, condannato in primo grado a 8 anni di carcere per lo stupro di una giovane studentessa universitaria laziale avvenuto nella notte tra l’11 e il 12 febbraio 2012 fuori da una discoteca di Pizzoli (L’Aquila).

È sicuro che i giudici della Corte d’Appello si pronunceranno perché, secondo quanto si è appreso, è stata rigettata la richiesta del pool della difesa di approfondimento alla luce della richiesta di una perizia medica.

Il processo di secondo grado di una vicenda che ha innescato una discussione nazionale è caratterizzato dalla presenza di numerose rappresentanti di associazioni di donne, tra cu il Centro anti violenza dell’Aquila, che in primo grado è stato riconosciuto tra le parti civili.

“Siamo qui in tante provenienti da tante città d’Italia – ha spiegato il legale del centro, Simona Giannangeli – riteniamo che un processo come questo riguardi tutte noi auspicando una sentenza giusta tendendo conto di quanto accaduto e delle conseguenza che ha provocato e non invocando altro”.

Le rappresentanti delle associazioni hanno esposto all’esterno della corte d’appello alcuni striscioni con scritte tra cui “Il processo dell’Aquila lo conferma, lo stupro, lo Stato lo vuole occultato”, firmato Compagne femministe e lesbiche; “se toccano una, toccano tutte”, “stupratore non lo dimenticare, la furia delle donne dovrai scontare”.

Il giovane ex militare ha lasciato l’aula al termine dell’udienza, mentre la giovane attorniata dai genitori è presente in Corte d’appello.

Il procuratore generale Ettore Picardi ha chiesto, a parziale riforma della sentenza di primo grado, la condanna a 11 anni di reclusione.

Al temine dell’udienza, ci sono stati momenti di tensione tra l’avvocato Antonio Valentini, uno dei due difensori di Tuccia che ha parlato di “rapporto consenziente finito male”, e il padre della giovane vittima dello stupro.

LA DIFESA: ”CHIEDIAMO APPROFONDIMENTO MEDICO”

Potrebbe slittare la sentenza prevista per il tardo pomeriggio del processo presso la Corte d’Appello dell’Aquila per l’ex militare campano di stanza nel capoluogo Francesco Tuccia, condannato in primo grado a 8 anni di carcere, per lo stupro di una giovane studentessa universitaria laziale avvenuto nella notte tra l’11 e il 12 febbraio 2012 fuori da una discoteca di Pizzoli (L’Aquila).

L’avvocato del giovane, l’aquilano Antonio Valentini, che affianca il collega campano Alberico Villani, ha infatti presentato una istanza di approfondimento delle indagini chiedendo in particolare una perizia medica.

Secondo quanto si è appreso, la strategia della difesa dovrebbe essere quella di chiedere il riconoscimento delle attenuanti generiche, facendo riconoscere inoltre il solo reato di lesioni colpose ma senza la violenza sessuale, in riferimento a un “atto sessuale consenziente finito male”.

A questo punto quando tra poche ore la corte si riunirà in camera di Consiglio, dovrà valutare la richiesta di perizia.

Se la decisione sarà negativa, i giudici andranno a formulare la sentenza, altrimenti servirà un approfondimento di indagine per il quale dovrà essere fissato un termine, di qui l’ipotesi di uno slittamento.

In ogni caso il presidente della Corte d’Appello ha concesso all’imputato di poter tornare a casa senza attendere la sentenza.

Per l’avvocato della giovane, Enrico Gallinaro, tuttavia, “non esistono i presupposti per concedere le attenuanti generiche. Ritengo il fatto di una gravità tale – aggiunge – che si giustifica il riconoscimento dell’aggravante della crudeltà e sevizie e quindi un aggravio della pena. Questa è una mia opinione, vedremo quale sarà la valutazione della corte”.

VALENTINI: “PRATICHE ESTREME? UN’INVENZIONE”

“Gli stessi testimoni – ha detto Valentini – ci dicono che i due avevano avuto all’interno del locale delle effusioni, consistite nel mettersi l’uno verso l’altro le mani all’interno dei pantaloni che erano slacciati, non vi è stata alcuna violenza. Questi atteggiamenti intimi rappresentano un dato di fatto, imprescindibile da qualsiasi giudizio”.

Parlando poi della fuga del giovane il legale ha evidenziato che “Tuccia era seduto in macchina, ferma, intento a fumarsi una sigaretta, era sconvolto”.

Sulla pratica sessuale (fisting, ndr) il legale ha asserito che “si tratta di una pura invenzione. Si è trattato, lo ha dichiarato lo stesso Tuccia, di una manipolazione pre-rapporto sessuale che gli è deflagrata e si è messo paura, se non mi credete allora perché non facciamo un’ altra perizia?”.

“Lo stesso consulente del pubblico ministero Aromatario, parlando delle lesioni subite dalla giovane – ha detto sempre Valentini – ha usato il termine di ‘aspetto stellato’, dovuto quasi a uno scoppio, che si verifica quando i tessuti perdono di elesticità”.

Nella sua arringa Valentini ha detto che “va dimostrata la condotta abusiva dell’imputato”.

Per l’avvocato Villani, “tutta la vicenda nasce dall’errata valutazione del ginecologo del pronto soccorso che ha parlato di elementi esterni fino a ipotizzare che Tuccia avesse utilizzato un ferro per provocare le lesioni alla ragazza”.

“I due – ha detto sempre Villani – sono stati visti uscire insieme mano nella mano, l’atto sessuale è stato libero e consenziente, si è tratto di un fatto accidentale, non vi è stata nessuna violenza fisica per arrivare all’atto sessuale, non vi sono prove del dolo né sul dissenso da parte della giovane”.

IL PROCURATORE GENERALE CHIEDE 11 ANNI

Il procuratore generale della Corte di Appello dell’Aquila Ettore Picardi ha chiesto, a parziale riforma della sentenza di primo grado, la condanna a 11 anni di reclusione per l’ex militare campano di stanza all’Aquila Francesco Tuccia, nell’ambito del processo di secondo grado per lo stupro di una giovane studentessa universitaria laziale avvenuto nella notte tra l’11 e il 12 febbraio 2012 fuori da una discoteca di Pizzoli (L’Aquila).

La richiesta del pg è di 7 anni di reclusione per violenza sessuale e 4 per le lesioni personali.

Picardi, che si è rifatto ai motivi di appello che aveva presentato il collega Romolo Como, ha chiesto che vengano riconosciute anche le aggravanti delle sevizie e della crudeltà.

IL RICORSO DELLA PROCURA

“INDOLE MALVAGIA E SENZA PIETA’”

“Erroneamente il giudice di primo grado ha ritenuto l’insussistenza dell’aggravante dell’aver agito con sevizie e in modo crudele e ha riconosciuto la continuazione tra il delitto di violenza sessuale e quello delle lesioni volontarie aggravate”, si legge nel ricorso presentato dal pg Como.

Su questo punto il procuratore evidenzia come “le modalità della condotta del giovane comportano il riconoscimento dell’aggravante quando rendono obiettivamente evidente la volontà del reo di infliggere alla vittima sofferenze ulteriori rispetto a quelle già insite nel dover subire l’aggressione e che costituiscono un qualcosa di più che rende la condotta particolarmente riprovevole per la gratuità dei patimenti inflitti, che rivela indole malvagia e priva di umana pietà”.

“LESIONI DOPO LA VIOLENZA”

Altro aspetto evidenziato la non continuazione tra violenza sessuale e lesioni e il pg oggi in aula, Ettore Picardi, facendo suo il ricorso presentato da Como, ha evidenziato che “perché si possa parlare di unico disegno criminoso occorre che sia accertato il dolo diretto e programmato, tanto che il solo dolo d’impeto è ritenuto incompatibile con la continuazione perché esclude la violazione preventiva e preordinata dell’insieme dei reati”.

“VIOLENZA BRUTALE DA NON BANALIZZARE”

Per Picardi il tasso alcolemico della giovane superiore alla norma “è indicativo della condizione della parte offesa che ha determinato inequivocabilmente l’impossibilità di sopportare la violenza subita”.

“Fino a oggi – ha aggiunto – non ero a conoscenza della pratica sessuale (fisting, ndr) messa in atto, e il tentativo di banalizzare la stessa risulta incoerente con i fatti. Si tratta di un tentativo maldestro che cozza con i danni subiti dalla parte offesa, una penetrazione importante, una violenza brutale che è stata esercitata a prescindere”.

“GIOVANE ETA’ ATTENUANTE VANIFICATA”

“L’unico vantaggio per l’imputato – ha detto sempre il pg – può essere solamente la giovane età, vanificato dal contesto in cui c’è stato il disprezzo della vita altrui perché lasciare una persona inanimata all’esterno del locale in pericolo di vita, dà al fatto una connotazione più negativa e dura. Poi vi è anche il tentativo maldestro di far ricadere su altri, mettendo in bocca alla vittima che si trovava in quello stato il nome di un altro ben definito soggetto (il disk-jockey della discoteca ndr) che connota bene la condotta posta in essere”.

“L’ATTO SESSUALE E L’ABBANDONO NON UN UNICO PROGRAMMA”

Nell’appello depositato dal pg Romolo Como si evince come “Tuccia in un primo momento voleva eseguire (per libidine o come forma di disprezzo verso la giovane donna) una manovra di penetrazione con tecnica estrema… e successivamente, alla vista del copioso sanguinamento, voleva sottrarsi alle sue responsabilità ripartendo in auto con gli amici…”.

“Sicuramente – afferma sempre il pg – nei due distinti momenti della progressione criminosa avrebbe dovuto rappresentarsi l’eventualità che la vittima restasse gravemente lesa nel corpo e nella psiche, ma questa è ipotesi di dolo eventuale che di per sé esclude un previo unico programma delittuoso tra l’atto sessuale per quanto abnorme, il ferimento e poi l’abbandono”.

Al termine della requisitoria Picardi ha chiesto per Tuccia anche l’applicazione delle pene accessorie.

VITTIMA E STUPRATORE INSIEME IN AULA

Si troveranno in aula l’uno di fronte all’altra la studentessa laziale dell’Università dell’Aquila e l’ex militare campano di stanza nel capoluogo abruzzese Francesco Tuccia, accusato di averla stuprata la notte tra l’11 e il 12 febbraio 2012 fuori una discoteca di Pizzoli (L’Aquila).

È cominciato intorno a mezzogiorno il processo di secondo grado presso la Corte d’Appello dell’Aquila, dopo la condanna del giovane in primo grado a 8 anni di reclusione.

La Corte, infatti, ha esaminato una serie di procedimenti fissati in precedenza di più rapida discussione e poi ha cominciato a trattare il caso più importante, quello appunto sulla vicenda della violenza sessuale.

La discussione dovrebbe occupare il resto della mattina e gran parte del pomeriggio, con il verdetto atteso, secondo quanto si è appreso, comunque per oggi ma in tardo pomeriggio o anche in serata.

I due protagonisti della vicenda sono arrivati di prima mattina poco dopo le 8.30, entrambi attorniati dai familiari. La ragazza vestita in nero con un cappello grigio e un tablet, l’altro vestito in chiaro con cravatta e capelli più lunghi rispetto al taglio militare che aveva nei giorni del processo di primo grado.

La difesa, con l’avvocato aquilano Antonio Valentini, punta a una riduzione della pena del giovane che è agli arresti domiciliari e che la mattina può uscire per andare a lavorare.

Ma l’obiettivo si fa più difficile alla luce del fatto che il procuratore Ettore Picardi nei motivi dell’Appello ha chiesto che a Tuccia venga contestata anche l’aggravante della crudeltà e delle sevizie.

Dopo la violenza definita “inaudita” dai giudici di primo grado, Tuccia ha lasciato la vittima svenuta in mezzo alla neve con la ragazza che è stata salvata dal personale della sicurezza nel corso di un giro di perlustrazione prima di chiudere il locale.

“Confidiamo di avere giustizia ricordando che, tra l’altro, il procuratore generale già in sede di motivi di appello nei mesi scorsi ha presentato istanza in merito alle aggravanti della crudeltà e delle sevizie”, ha dichiarato l’avvocato della giovane, Enrico Gallinaro. (alb.or. – b.s.)

06 Dicembre 2013 – 18:37

 

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