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AbruzzoWeb: Stupro L’Aquila: tensione tra legali Tuccia e papà ragazza

abruzzoweb del 6 dicembre 2013

 

STUPRO L’AQUILA: TENSIONE TRA LEGALI TUCCIA E PAPA’ RAGAZZA, ORA L’ATTESA

L’AQUILA – È prevista per la serata la sentenza d’appello per l’ex militare campano di stanza nel capoluogo Francesco Tuccia, condannato in primo grado a 8 anni di carcere per lo stupro di una giovane studentessa universitaria laziale avvenuto nella notte tra l’11 e il 12 febbraio 2012 fuori da una discoteca di Pizzoli (L’Aquila).

È sicuro che i giudici della Corte d’Appello si pronunceranno perché, secondo quanto si è appreso, è stata rigettata la richiesta del pool della difesa di approfondimento alla luce della richiesta di una perizia medica.

Il processo di secondo grado di una vicenda che ha innescato una discussione nazionale è caratterizzato dalla presenza di numerose rappresentanti di associazioni di donne, tra cu il Centro anti violenza dell’Aquila, che in primo grado è stato riconosciuto tra le parti civili.

“Siamo qui in tante provenienti da tante città d’Italia – ha spiegato il legale del centro, Simona Giannangeli – riteniamo che un processo come questo riguardi tutte noi auspicando una sentenza giusta tendendo conto di quanto accaduto e delle conseguenza che ha provocato e non invocando altro”.

Le rappresentanti delle associazioni hanno esposto all’esterno della corte d’appello alcuni striscioni con scritte tra cui “Il processo dell’Aquila lo conferma, lo stupro, lo Stato lo vuole occultato”, firmato Compagne femministe e lesbiche; “se toccano una, toccano tutte”, “stupratore non lo dimenticare, la furia delle donne dovrai scontare”.

Il giovane ex militare ha lasciato l’aula al termine dell’udienza, mentre la giovane attorniata dai genitori è presente in Corte d’appello.

Il procuratore generale Ettore Picardi ha chiesto, a parziale riforma della sentenza di primo grado, la condanna a 11 anni di reclusione.

Al temine dell’udienza, ci sono stati momenti di tensione tra l’avvocato Antonio Valentini, uno dei due difensori di Tuccia che ha parlato di “rapporto consenziente finito male”, e il padre della giovane vittima dello stupro.

LA DIFESA: ”CHIEDIAMO APPROFONDIMENTO MEDICO”

Potrebbe slittare la sentenza prevista per il tardo pomeriggio del processo presso la Corte d’Appello dell’Aquila per l’ex militare campano di stanza nel capoluogo Francesco Tuccia, condannato in primo grado a 8 anni di carcere, per lo stupro di una giovane studentessa universitaria laziale avvenuto nella notte tra l’11 e il 12 febbraio 2012 fuori da una discoteca di Pizzoli (L’Aquila).

L’avvocato del giovane, l’aquilano Antonio Valentini, che affianca il collega campano Alberico Villani, ha infatti presentato una istanza di approfondimento delle indagini chiedendo in particolare una perizia medica.

Secondo quanto si è appreso, la strategia della difesa dovrebbe essere quella di chiedere il riconoscimento delle attenuanti generiche, facendo riconoscere inoltre il solo reato di lesioni colpose ma senza la violenza sessuale, in riferimento a un “atto sessuale consenziente finito male”.

A questo punto quando tra poche ore la corte si riunirà in camera di Consiglio, dovrà valutare la richiesta di perizia.

Se la decisione sarà negativa, i giudici andranno a formulare la sentenza, altrimenti servirà un approfondimento di indagine per il quale dovrà essere fissato un termine, di qui l’ipotesi di uno slittamento.

In ogni caso il presidente della Corte d’Appello ha concesso all’imputato di poter tornare a casa senza attendere la sentenza.

Per l’avvocato della giovane, Enrico Gallinaro, tuttavia, “non esistono i presupposti per concedere le attenuanti generiche. Ritengo il fatto di una gravità tale – aggiunge – che si giustifica il riconoscimento dell’aggravante della crudeltà e sevizie e quindi un aggravio della pena. Questa è una mia opinione, vedremo quale sarà la valutazione della corte”.

VALENTINI: “PRATICHE ESTREME? UN’INVENZIONE”

“Gli stessi testimoni – ha detto Valentini – ci dicono che i due avevano avuto all’interno del locale delle effusioni, consistite nel mettersi l’uno verso l’altro le mani all’interno dei pantaloni che erano slacciati, non vi è stata alcuna violenza. Questi atteggiamenti intimi rappresentano un dato di fatto, imprescindibile da qualsiasi giudizio”.

Parlando poi della fuga del giovane il legale ha evidenziato che “Tuccia era seduto in macchina, ferma, intento a fumarsi una sigaretta, era sconvolto”.

Sulla pratica sessuale (fisting, ndr) il legale ha asserito che “si tratta di una pura invenzione. Si è trattato, lo ha dichiarato lo stesso Tuccia, di una manipolazione pre-rapporto sessuale che gli è deflagrata e si è messo paura, se non mi credete allora perché non facciamo un’ altra perizia?”.

“Lo stesso consulente del pubblico ministero Aromatario, parlando delle lesioni subite dalla giovane – ha detto sempre Valentini – ha usato il termine di ‘aspetto stellato’, dovuto quasi a uno scoppio, che si verifica quando i tessuti perdono di elesticità”.

Nella sua arringa Valentini ha detto che “va dimostrata la condotta abusiva dell’imputato”.

Per l’avvocato Villani, “tutta la vicenda nasce dall’errata valutazione del ginecologo del pronto soccorso che ha parlato di elementi esterni fino a ipotizzare che Tuccia avesse utilizzato un ferro per provocare le lesioni alla ragazza”.

“I due – ha detto sempre Villani – sono stati visti uscire insieme mano nella mano, l’atto sessuale è stato libero e consenziente, si è tratto di un fatto accidentale, non vi è stata nessuna violenza fisica per arrivare all’atto sessuale, non vi sono prove del dolo né sul dissenso da parte della giovane”.

IL PROCURATORE GENERALE CHIEDE 11 ANNI

Il procuratore generale della Corte di Appello dell’Aquila Ettore Picardi ha chiesto, a parziale riforma della sentenza di primo grado, la condanna a 11 anni di reclusione per l’ex militare campano di stanza all’Aquila Francesco Tuccia, nell’ambito del processo di secondo grado per lo stupro di una giovane studentessa universitaria laziale avvenuto nella notte tra l’11 e il 12 febbraio 2012 fuori da una discoteca di Pizzoli (L’Aquila).

La richiesta del pg è di 7 anni di reclusione per violenza sessuale e 4 per le lesioni personali.

Picardi, che si è rifatto ai motivi di appello che aveva presentato il collega Romolo Como, ha chiesto che vengano riconosciute anche le aggravanti delle sevizie e della crudeltà.

IL RICORSO DELLA PROCURA

“INDOLE MALVAGIA E SENZA PIETA’”

“Erroneamente il giudice di primo grado ha ritenuto l’insussistenza dell’aggravante dell’aver agito con sevizie e in modo crudele e ha riconosciuto la continuazione tra il delitto di violenza sessuale e quello delle lesioni volontarie aggravate”, si legge nel ricorso presentato dal pg Como.

Su questo punto il procuratore evidenzia come “le modalità della condotta del giovane comportano il riconoscimento dell’aggravante quando rendono obiettivamente evidente la volontà del reo di infliggere alla vittima sofferenze ulteriori rispetto a quelle già insite nel dover subire l’aggressione e che costituiscono un qualcosa di più che rende la condotta particolarmente riprovevole per la gratuità dei patimenti inflitti, che rivela indole malvagia e priva di umana pietà”.

“LESIONI DOPO LA VIOLENZA”

Altro aspetto evidenziato la non continuazione tra violenza sessuale e lesioni e il pg oggi in aula, Ettore Picardi, facendo suo il ricorso presentato da Como, ha evidenziato che “perché si possa parlare di unico disegno criminoso occorre che sia accertato il dolo diretto e programmato, tanto che il solo dolo d’impeto è ritenuto incompatibile con la continuazione perché esclude la violazione preventiva e preordinata dell’insieme dei reati”.

“VIOLENZA BRUTALE DA NON BANALIZZARE”

Per Picardi il tasso alcolemico della giovane superiore alla norma “è indicativo della condizione della parte offesa che ha determinato inequivocabilmente l’impossibilità di sopportare la violenza subita”.

“Fino a oggi – ha aggiunto – non ero a conoscenza della pratica sessuale (fisting, ndr) messa in atto, e il tentativo di banalizzare la stessa risulta incoerente con i fatti. Si tratta di un tentativo maldestro che cozza con i danni subiti dalla parte offesa, una penetrazione importante, una violenza brutale che è stata esercitata a prescindere”.

“GIOVANE ETA’ ATTENUANTE VANIFICATA”

“L’unico vantaggio per l’imputato – ha detto sempre il pg – può essere solamente la giovane età, vanificato dal contesto in cui c’è stato il disprezzo della vita altrui perché lasciare una persona inanimata all’esterno del locale in pericolo di vita, dà al fatto una connotazione più negativa e dura. Poi vi è anche il tentativo maldestro di far ricadere su altri, mettendo in bocca alla vittima che si trovava in quello stato il nome di un altro ben definito soggetto (il disk-jockey della discoteca ndr) che connota bene la condotta posta in essere”.

“L’ATTO SESSUALE E L’ABBANDONO NON UN UNICO PROGRAMMA”

Nell’appello depositato dal pg Romolo Como si evince come “Tuccia in un primo momento voleva eseguire (per libidine o come forma di disprezzo verso la giovane donna) una manovra di penetrazione con tecnica estrema… e successivamente, alla vista del copioso sanguinamento, voleva sottrarsi alle sue responsabilità ripartendo in auto con gli amici…”.

“Sicuramente – afferma sempre il pg – nei due distinti momenti della progressione criminosa avrebbe dovuto rappresentarsi l’eventualità che la vittima restasse gravemente lesa nel corpo e nella psiche, ma questa è ipotesi di dolo eventuale che di per sé esclude un previo unico programma delittuoso tra l’atto sessuale per quanto abnorme, il ferimento e poi l’abbandono”.

Al termine della requisitoria Picardi ha chiesto per Tuccia anche l’applicazione delle pene accessorie.

VITTIMA E STUPRATORE INSIEME IN AULA

Si troveranno in aula l’uno di fronte all’altra la studentessa laziale dell’Università dell’Aquila e l’ex militare campano di stanza nel capoluogo abruzzese Francesco Tuccia, accusato di averla stuprata la notte tra l’11 e il 12 febbraio 2012 fuori una discoteca di Pizzoli (L’Aquila).

È cominciato intorno a mezzogiorno il processo di secondo grado presso la Corte d’Appello dell’Aquila, dopo la condanna del giovane in primo grado a 8 anni di reclusione.

La Corte, infatti, ha esaminato una serie di procedimenti fissati in precedenza di più rapida discussione e poi ha cominciato a trattare il caso più importante, quello appunto sulla vicenda della violenza sessuale.

La discussione dovrebbe occupare il resto della mattina e gran parte del pomeriggio, con il verdetto atteso, secondo quanto si è appreso, comunque per oggi ma in tardo pomeriggio o anche in serata.

I due protagonisti della vicenda sono arrivati di prima mattina poco dopo le 8.30, entrambi attorniati dai familiari. La ragazza vestita in nero con un cappello grigio e un tablet, l’altro vestito in chiaro con cravatta e capelli più lunghi rispetto al taglio militare che aveva nei giorni del processo di primo grado.

La difesa, con l’avvocato aquilano Antonio Valentini, punta a una riduzione della pena del giovane che è agli arresti domiciliari e che la mattina può uscire per andare a lavorare.

Ma l’obiettivo si fa più difficile alla luce del fatto che il procuratore Ettore Picardi nei motivi dell’Appello ha chiesto che a Tuccia venga contestata anche l’aggravante della crudeltà e delle sevizie.

Dopo la violenza definita “inaudita” dai giudici di primo grado, Tuccia ha lasciato la vittima svenuta in mezzo alla neve con la ragazza che è stata salvata dal personale della sicurezza nel corso di un giro di perlustrazione prima di chiudere il locale.

“Confidiamo di avere giustizia ricordando che, tra l’altro, il procuratore generale già in sede di motivi di appello nei mesi scorsi ha presentato istanza in merito alle aggravanti della crudeltà e delle sevizie”, ha dichiarato l’avvocato della giovane, Enrico Gallinaro. (alb.or. – b.s.)

06 Dicembre 2013 – 18:37

 

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