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Toccano una, toccano tutte: presidio al pronto soccorso dell’Aquila

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E’ il 12 febbraio del 2012 quando Rosa si trova con una sua amica in una discoteca a Pizzoli.

E’ sabato sera e all’Aquila fa molto freddo. Nella discoteca non ci sono tante persone se non quei militari che il terremoto ha portato là per l’ “Operazione strade sicure”. Verso le 4:00 di mattina Rosa verrà ritrovata in mezzo alla neve, con una temperatura sotto zero, sanguinante e in stato di non coscienza. Altri cinque minuti e sarebbe morta. Lo stupro è evidente ed anche la brutalità con la quale è stato commesso. Mentre Rosa lotta tra la vita e la morte 3 baldi commilitoni, Michele Schiavone, Stefano Buccella e Francesco

Tuccia, passata la notte nella discoteca di Pizzoli, cercano di svignarsela e tornare di soppiatto alla caserma Pasquali.

A seguito dell’accaduto sono state esercitate pressioni politico-militari a vari livelli affinché ci fosse un occultamento dei fatti, ma la gravità è tale che perno i giudici nella sentenza saranno costretti a riconoscere l’efferatezza della violenza e il comportamento colpevole e complice di tutti e tre i militari. Comunque, solo il Tuccia verrà fermato mentre gli altri verranno candidamente lasciati andare.

Rosa arriva moribonda al pronto soccorso dell’ospedale civile San Salvatore dell’Aquila. Chi la visita per prima le prescrive meno di 20 giorni di prognosi. Gli stessi giorni che si danno per una falange rotta e che hanno permesso ai tre baldi commilitoni di non essere individuati. In realtà Rosa verrà tenuta in ospedale due mesi e mezzo e operata per ben due volte. Ed è solo grazie a questo che arriverà viva al processo. Le omissioni del pronto soccorso, struttura di prima accoglienza per le donne che subiscono violenza, sono gravissime e colpevoli. E dimostrano ancora una volta che le istituzioni seppur “civili”, seppure luoghi di cura, non rappresentano per noi un luogo protetto bensì luoghi asserviti ai poteri forti e ai privilegi di alcuni. L’identità dei soggetti coinvolti, militari con cognomi noti in tutto l’Abruzzo, ha contato più della verità che un corpo stuprato racconta.

Il processo si apre 8 mesi dopo l’accaduto e vedrà Francesco Tuccia come unico imputato di stupro e tentato omicidio e si concluderà in primo grado con una condanna ad 8 anni per stupro.

Ma al racconto giudiziario di questa vicenda se ne affiancano altri.

Quello di una serata in discoteca dove ROSA E’ STATA STUPRATA.

Quello di un racconto mediatico dove Rosa è sempre sotto i riettori, mentre gli stupratori sembrano non avere una storia, un’identità. Schiavone e Buccella scompaiono dalle cronache. Quello di un controllo degli apparati militari su tutto un territorio, iniziato con il terremoto e che ormai in modo capillare ha pervaso anche le strutture civili.

RISPONDIAMO A TUTTO QUESTO CON LA SOLIDARIETA’ TRA DONNE E CON LA ROTTURA DEL SILENZIO

RIAPPROPRIAMOCI DELLE PAROLE PER UNA STORIA RACCONTATA DA NOI

Ecco perché il 23 Novembre siamo state davanti al pronto soccorso.di L’Aquila

Il 6 dicembre, data di inizio del processo di appello, dalle ore 9:00, saremo davanti al tribunale ed invitiamo tutte le donne dell’Aquila ad esserci con forza.

L’Aquila, 23 Novembre 2013

le compagne femministe e lesbiche di Roma

Posted in La solidarietà femminista.


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